Poveglia: L'isola più infestata della terra

Io e la mia assistente siamo a Venezia città straordinaria che ho già documentato diverse volte nei miei servizi, ma ogni volta che ci ritorno ha sempre qualcosa di nuovo e interessante da offrire.

Nei giorni precedenti, durante uno dei nostri giri in città, avevamo sentito parlare di un’isola nella laguna a un’ora circa di navigazione da Venezia, che ha la fama di essere l’isola più infestata del mondo: Poveglia.

Quello che ci avevano raccontato ha destato la nostra curiosità, quindi ci siamo messi all’opera e abbiamo iniziato le nostre ricerche.

La storia

Si fa menzione dell’isola per la prima volta nel V secolo, quando diviene rifugio per gli abitanti di Este e Padova in fuga dagli Unni. All’epoca era chiamata Popilia, per via dei pioppeti qui presenti.

Durante l’invasione dei Franchi nel IX secolo Poveglia si schiera con Metamauco sull’isola di Malamocco, all’epoca capitale del Ducato di Venezia. Per questo e per aver dato rifugio a 200 famiglie, fedelissime al doge Pietro Tradonico dopo il suo assassinio avvenuto nell’anno 864, riceverà come ricompensa l’esenzione dal pagamento delle tasse e dalla leva militare.

Durante i secoli l’isola cresce di importanza e per popolazione, tanto che nel XIII secolo ha un suo podestà che la governa. Con la guerra di Chioggia che fra il 1378 e il 1381 vede opposte le repubbliche marinare di Genova e Venezia, inizia la decadenza di Poveglia. Da allora termina la “ vita civile” sull’isola e la popolazione viene evacuata a Venezia per dar spazio a postazioni e insediamenti militari e da allora gli abitanti non vi faranno più ritorno.


Poveglia AnticajpgL’isola di Poveglia in un’antica stampa

Disabitata per secoli nel 1776 passa sotto la giurisdizione del Magistrato della Sanità, diventando luogo di transito di merci e persone, ma soprattutto luogo di quarantena per i malati di peste che arrivavano a bordo. Fino al 1814 qui vengono trasferiti non solo gli ammalati ma anche chi era entrato in contatto con loro. Questi venivano abbandonati a morire sull’isola senza cure.  

Vi era solo l’assistenza poco specialistica dei cosiddetti “medici della peste”, caratterizzati da una maschera dal naso lungo e adunco, come il becco di un uccello imbottito di erbe aromatiche per respingere almeno il fetore del morbo se non la sua infezione.
storia-redentore2jpgIl Medico della peste

Dopo morti venivano sepolti in fosse comuni, di cui anche se non ancora scoperte l’isola sarà sicuramente piena. Poveglia resta luogo di quarantena per chi arrivava dal mare fino ai primi del Novecento e diventerà in seguito un ospedale psichiatrico e casa di riposo per anziani.

Con la chiusura definitiva dell’ospedale psichiatrico l’isola resta abbandonata fino ai giorni nostri.


I racconti

Alcuni anziani ci raccontano che cosa succedeva durante il periodo in cui vi era l’ospedale.

I poveri pazienti vedevano ombre, sentivano urla strazianti, succedevano cose inquietanti.

Tutti vivevano nel terrore, anche perchè il direttore sottoponeva i pazienti a strane sue ricerche, a elettroshock, primitive lobotomie, inumane terapie. Quando il direttore fu ritrovato morto ai piedi del campanile della chiesa, si dice che si fosse buttato dal campanile per fuggire alle presenze maligne sull’isola e dalle quali era perseguitato per le sue maleffate.


Ci raccontano inoltre di un fatto recentemente accaduto.

Gli occupanti di una barca a vela in una notte d’estate sentono delle grida di terrore in inglese provenienti dall’isola “ Ghost Ghost “ ( fantasmi fantasmi ). Avvisano immediatamente i vigili del fuoco che giunti all’isola, si trovano davanti cinque spaventatissimi giovani americani. Erano partiti dal Colorado per regalarsi un’avventura: sfidare la paura, come succede in molti film di genere horror o videogiochi dove i protagonisti si aggirano di notte in vecchie strutture abbandonate e infestate dagli spiriti. Questi avevano raggiunto l’isola a bordo di un taxi e si erano riproposti di passarvi la notte. Il problema è sopravvenuto quando i ragazzi si sono resi che conto che non erano loro a dar la caccia ai fantasmi, ma il contrario.

È talmente alta la fama di isola infestata che nel 2009 una serie televisiva americana sul paranormale, aveva dedicato un episodio proprio a Poveglia. Durante le riprese notturne eseguite tutte all’infrarosso uno dei tre partecipanti Zac Bagans, regista e scrittore fu addirittura posseduto da uno spirito maligno… la lavorazione fu interrotta.

L’avventura

Incuriositi e ispirati per la realizzazione di un nuovo servizio, organizziamo con un taxi acquatico veneziano per raggiungere l’isola, non essendoci altra possibilità per arrivarci.

Ci alziamo all’alba e raggiungiamo il molo, dove ad aspettarci c’è il nostro “ Caronte”.

Durante il tragitto continua a chiederci, un po’ spaventato se siamo sicuri di voler approdare proprio sull’isola.

20161206_101419jpgSul taxi acquatico per Poveglia

Dopo circa un’ora di navigazione intravediamo nella nebbia il contorno e il campanile della chiesa di Poveglia che si erge nella nebbia.

_DSC5588_5700jpg Ecco come si rivela l'isola di Poveglia ai nostri occhi all'alba

Approdiamo in uno dei moli e il tassista ci dice che lui preferisce aspettarci al largo e non attraccare. Al nostro ritorno dal sevizio fotografico ci sarebbe venuto a prendere per riportarci a Venezia. Ovviamente questo ci ha reso un po’ inquieti e con qualche palpitazione d’ansia ci dirigiamo verso la macabra struttura.

Iniziamo il sopralluogo e ci troviamo come nel bel mezzo di un film horror, edifici distrutti, scale che portano al nulla, buchi e voragini da tutte le parti, corridoi bui che nascondono porte che conducono nel vuoto. Io mi sento protetto (questa è la sensazione che riesco a ottenere quando impugno le mie fotocamere, non sento più il corpo e le sensazioni che questo prova), la mia accompagnatrice e assistente, munita di mala ( rosario tibetano con 108 paline in legno) e altre protezioni continua a recitare mantra e preghiere di protezione.

Camminiamo e sentiamo presenze, un freddo veramente polare ci avvolge… notiamo ombre, io continuo a far foto, lei a pregare. Saliamo per le scale dissestate e giungiamo ai piani superiori, sempre con la sensazione di non essere soli.

All’esterno le piante hanno ripreso il loro spazio naturale, soffocando la struttura muraria.

Abbiamo passato su quell’isola un paio d’ore e le sensazioni che abbiamo provato erano molto forti. Non so se è stata suggestione ma noi abbiamo sentito dolore, non nostro ma delle anime che sull’isola sono rinchiuse.



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Siamo tornati al molo e abbiamo fatto cenno al taxi di venirci a prendere. Al ritorno non abbiamo parlato molto, mi sono guardato le scarpe e ho notato che le zip dei mie stivaletti/anfibi erano tutte e due abbassate, sicuramente io prima di mettere piede sull’isola le avevo su.

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